La storia (tra mito e archivi)
A Presicce “Mascarani” significa letteralmente mascherati. È un soprannome antico, nato da una vicenda che, nel racconto popolare, ha il sapore del teatro e della ribellione. La tradizione parla di un principe crudele e di un paese costretto a chinare la testa: una storia che nei secoli è stata legata perfino al famigerato ius primae noctis.
Ma proprio qui sta la parte più interessante: gli storici locali considerano poco credibile che quello “ius” sia davvero esistito in quel modo. Il racconto, piuttosto, sembra nascere come denuncia del feudalesimo e delle sue prepotenze, un’immagine simbolica più che un fatto documentato. In altre parole: la leggenda non parla solo di sesso e scandalo, ma di potere, di rapporti sociali e di una comunità che, per spiegarsi, ha trasformato la paura in racconto.
Un punto però è netto: la morte del principe. Si sa infatti, che il Principe morì la notte del 5 novembre 1655, con una formula d’archivio che parla di morte violenta e di sepoltura nel Monastero della Madonna degli Angeli. Il cuore della storia, quindi, resta: un delitto che diventa memoria collettiva. E nella memoria, l’assassino è un uomo mascherato. Da qui: “Mascarani”.
Oggi quel nome non è un’offesa: è un segno identitario. Racconta un paese che ha imparato a custodire il proprio passato senza paura di guardarlo negli occhi.
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Monastero Madonna degli angeli