Il testo che segue è tratto dalla ricerca di Marta Viola sui resti di Porta Urbis e sulla memoria contadina di Vico San Giorgio.
“Porta Urbis” realizzata nel XVI secolo è ubicata alla fine di Vico San Giorgio sul retro di Casa Turrita (un edificio che unisce in sé la durezza di una fortezza e la raffinatezza di un’abitazione gentilizia), una porta cittadina, parte di una cerchia muraria che circondava il centro abitato, una costruzione in forma di passaggio che permetteva l’accesso al Borgo di Presicce.
Nel Seicento e nel Settecento, con il progredire del progetto d’ingrandimento del borgo, al pari delle mura, cadde definitivamente in disuso mantenendo nel tempo una valenza simbolica e una traccia del vissuto di una comunità. Le opere di fortificazione sono la testimonianza della potenza della città e delle attitudini del suo Principe nel difenderla.
In Italia e in tutto l’Occidente le porte cittadine erano poste sotto la protezione dell’Arcangelo o della Vergine e si costruiva nelle immediate vicinanze o una cappella o un’edicola votiva. Oggi è solo visibile una parte della Porta Urbis mentre la cappella di San Giorgio è andata completamente distrutta.
NB. Molte di queste cappelle sono scomparse da secoli. La cappella San Giorgio trovasi nella via omonima in fondo ad un vicolo cieco (Carmelo Sigliuzzo).
I resti di quest’antica struttura sotto la protezione di San Giorgio, sono la testimonianza di una florida Comunità Agricola che un tempo legava armoniosamente spiritualità, tradizione e rispetto per le risorse della natura.
Infatti il nome greco del santo, Giorgios, significa che lavora la terra, agricoltore, protettore dell’agricoltura e invocato contro la siccità.
“Aprile è il mese lungo e sottile: si seguono gli innesti nel loro sviluppo, si lotta contro le erbe infestanti. È il mese della semina dei legumi e del trapianto delle piantine dal semenzaio in terreno aperto (pomodori, fagiolo e così via). Acqua di San Giorgio (23 aprile) carestia dei fichi!”
NB. Tratto da Civiltà e vita Contadina.
Per comprendere la vita popolare, la storia e la tradizione di un popolo bisogna entrare nel borgo, esaminare i riti e visitare i luoghi dove si conserva e si valorizza la memoria dell’antico mondo contadino perché i valori e le conoscenze di un territorio e della sua gente non vadano persi.
Importante la visita al Museo della Civiltà Contadina che accoglie numerosi oggetti della vita quotidiana e del lavoro agricolo ed artigianale della civiltà contadina del Borgo di Presicce.
Marta Viola
Immagini
Il Vico oggi
S. Georgius
Resti di Porta Urbis